Le intolleranze alimentari

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Piuttosto che di “intolleranza” (letteralmente: mancanza di tolleranza) si dovrebbe parlare di “perdita di tolleranza”: assumendo ripetutamente, spesso tutti i giorni, un certo alimento, il nostro organismo non riesce più a tollerarlo.

Mentre le “perdite di tolleranza” sono molto frequenti nella popolazione generale, le “vere intolleranze” sono piuttosto rare: ne è un esempio l’intolleranza al glutine, nota come “celiachia”, che colpisce non più dell’1% della popolazione.

Le intolleranze alimentari (intese come perdita di tolleranza) causano per lo più sintomi sfumati, che a volte si presentano dopo molte ore dall’assunzione di un certo alimento, e che pertanto non sono facili da individuare. Esistono due costellazioni di sintomi da intolleranza.

Quella intestinale, con dispepsia (pesantezza dello stomaco e difficoltoso svuotamento), presenza di abbondante aria nell’intestino (meteorismo e flatulenze), dolori all’addome ed irregolarità del transito come stipsi o diarrea. La seconda costellazione si riferisce a una ridotta energia dell’individuo: stanchezza inspiegabile, sonnolenza, svogliatezza, mancanza di forza muscolare, difficoltà a concentrarsi, disturbi della memoria, a volte ansia. Anche la ritenzione idrica è un sintomo comune delle intolleranze, con gonfiori delle gambe o dell’addome.

Sono state elaborate delle statistiche, che hanno individuato le più frequenti intolleranze alimentari; statistiche che confermano anche le mie osservazioni quotidiane come medico di famiglia. Il latte e i latticini. Esistono due tipi di intolleranza al latte. Una vera e propria intolleranza per mancanza congenita di un enzima che “digerisce” il latte presenta sui villi intestinali, la lattasi. Una seconda intolleranza è dovuta invece all’inappropriato consumo quotidiano di latte.

Oltre all’assunzione ripetitiva (il latte è presente ovunque nella nostra dieta), anche la complessità della sua composizione spiega perchè l’organismo ad un certo punto possa sviluppare un’intolleranza. La ricchezza in proteine, grassi, glicidi e vitamine lo rende certamente prezioso nella fase dell’allattamento, ma va sottolineato che noi siamo l’unica specie che continua a cibarsi di latte anche dopo lo svezzamento, fino all’età adulta, e per giunta di altre specie animali. Le uova. Per certi versi, le uova hanno molte caratteristiche simili al latte.Da un lato le uova sono onnipresenti nelle nostre diete, dall’altro la loro ricca composizione si associa a lunghissimi tempi di digestione: lo stomaco può impiegare fino a 5-7 ore per digerire un uovo!

Il lievito. I lieviti sono dei funghi, ed in molti casi determinano lunghissimi tempi di digestione intestinale, con fenomeni di fermentazione e putrefazione. La pizza, ad esempio, determina spesso pesantezza e gonfiore, perchè lievitata in tempi troppo rapidi e con lieviti industriali. La pizza al padellino, al contrario, richiede lunghi tempi di lievitazione, che la rendono molto più digeribile. Lo stesso discorso vale per il pane.

Il caffè, il cacao e la cioccolata. L’uso quotidiano di almeno uno di tali prodotti è molto frequente, e questo spiega l’estrema diffusione delle relative intolleranze alimentari. Solanacee. I pomodori appartengono a questo gruppo di alimenti; l’uso frequente che se ne fa nell’area del Mediterraneo spiega perchè molti individui risultino ad essi intolleranti.

Anche il tabacco appartiene alle Solanacee, per cui i fumatori sviluppano intolleranze più intense verso questi alimenti. Il grano. I carboidrati sono essenziali nella nostra alimentazione, in quanto costituiscono il principale “carburante” per il nostro organismo. Tuttavia nella nostra società consumiamo quasi esclusivamente prodotti derivati dal grano, con frequenza quotidiana, favorendo quindi la comparsa di perdita di tolleranza verso esso.

Per non incorrere nelle intolleranze verso il grano, basterebbe “ruotare” i cereali consumati, utilizzandone ogni giorno uno diverso; ne esistono moltissimi: grano saraceno, riso, farro, avena, kamut, quinoa, miglio. Anche le patate e le castagne sono ottime fonti di carboidrati. I legumi possono essere anch’essi utilizzati in luogo del grano: oltre che di proteine, essi sono infatti ricchi di carboidrati.

Soia. Le intolleranze verso la soia sono molto frequenti; infatti chi opta per un’alimentazione vegetariana o vegana, ne fa spesso l’alimento base. Se il consumo di soia è quotidiano, l’intolleranza verso di essa può svilupparsi in tempi più rapidi rispetto agli altri alimenti.

Se sospetti un’intolleranza, richiedi la consulenza del dottor Giuseppe Fatiga, medico esperto in questo campo. Chiama il 3405499616 per prenotare una visita